Facce de Zena 

Addio a Enrica Bonaccorti, dalla caserma Gavoglio alla tv italiana. Gli anni al Lagaccio e il ricordo della conduttrice scomparsa

È morta a 76 anni Enrica Bonaccorti, volto amatissimo della televisione, della radio e del teatro italiani. Nata a Savona, aveva un legame anche con Genova: in una recente intervista aveva ricordato gli anni vissuti in città nella caserma comandata dal padre, ufficiale dell’esercito al comando della caserma Gavoglio, al Lagaccio

Se ne va una delle voci più riconoscibili e insieme più eleganti della televisione italiana. Enrica Bonaccorti è morta oggi, 12 marzo, a 76 anni, dopo la malattia che lei stessa aveva raccontato negli ultimi mesi con lucidità e senza retorica. Alla conduttrice e attrice era stato diagnosticato un tumore al pancreas meno di due anni fa.

Nata a Savona il 18 novembre 1949, Enrica Bonaccorti ha attraversato oltre mezzo secolo di spettacolo italiano cambiando pelle più volte senza perdere mai la sua cifra personale. Attrice agli inizi, poi autrice, paroliera, donna di radio e soprattutto volto televisivo capace di diventare familiare al grande pubblico, ha saputo passare con naturalezza dal teatro alla prosa televisiva, dai quiz del mezzogiorno ai varietà popolari, fino ai programmi di parola e di racconto. Nella memoria collettiva restano titoli come “Italia sera”, “Pronto, chi gioca?” e “Non è la Rai”, ma il suo percorso è stato molto più largo, perché dentro la sua carriera c’erano anche scrittura, ironia, presenza scenica e una capacità rara di stare davanti alle telecamere senza mai sembrare costruita.

Prima del successo televisivo c’era stata però una lunga formazione artistica. Negli anni Settanta aveva lavorato in teatro, al cinema e negli sceneggiati, ma soprattutto aveva incrociato una figura decisiva come Domenico Modugno, per il quale scrisse testi rimasti nella storia della canzone italiana, a partire da “La lontananza”. Anche per questo ridurre Enrica Bonaccorti alla sola etichetta di presentatrice sarebbe sbagliato: è stata una protagonista trasversale dello spettacolo italiano, una di quelle figure capaci di stare in più mondi e di lasciare un segno in ciascuno.

Dentro questa biografia così nazionale c’è però anche un pezzo di Liguria e, più precisamente, di Genova. Nella sua adolescenza, segnata dai continui spostamenti dovuti alla carriera del padre, ufficiale di pubblica sicurezza ed ex partigiano, Enrica Bonaccorti aveva vissuto anche sotto la Lanterna. In un’intervista del 2024 rilasciata alla Nuova Sardegna, rievocando il successivo trasferimento a Sassari, raccontò con una frase molto netta il suo prima genovese: «Fino ad allora avevo vissuto a Genova, nella caserma che mio padre comandava». È una traccia importante, perché restituisce il senso di un’infanzia trascorsa dentro le città dei trasferimenti di servizio, ma anche di un rapporto concreto con Genova ben precedente alla notorietà.

Quel ricordo, nella memoria cittadina, si intreccia con il Lagaccio e con la caserma Gavoglio. Non esiste, allo stato, una fonte istituzionale o biografica ampia che lo certifichi nei dettagli, ma nel quartiere questo collegamento riaffiora da tempo e una testimonianza locale ricorda proprio che il padre di Enrica Bonaccorti era indicato come comandante della caserma. È un tassello di memoria urbana più che un dato d’archivio pienamente consolidato, ma basta a spiegare perché la sua scomparsa abbia anche un riflesso genovese, in particolare in quella parte di città che per decenni ha vissuto all’ombra della Gavoglio.

Il padre, Ettore Bonaccorti, fu una figura importante nella sua vita anche se, come la stessa conduttrice aveva raccontato in più occasioni, la carriera lo costrinse a una presenza intermittente e la sua morte arrivò quando lei era ancora giovane. In una testimonianza ripresa negli anni successivi, Enrica Bonaccorti ricordò di aver vissuto il padre per poco tempo, ma anche di esserne rimasta profondamente orgogliosa. La sua giovinezza, d’altra parte, fu segnata proprio dal passaggio tra città diverse, da Genova a Sassari, prima dell’approdo a Roma e dell’ingresso nel mondo dello spettacolo.

Il grande pubblico la consacrò negli anni Ottanta. Prima con “Italia sera”, poi soprattutto con “Pronto, chi gioca?”, programma che la trasformò in uno dei volti più popolari della televisione italiana. Aveva un modo di condurre diretto ma mai gridato, brillante ma non aggressivo, capace di tenere insieme leggerezza e intelligenza. In seguito arrivarono anche il passaggio a Fininvest, “Cari genitori”, la prima edizione di “Non è la Rai”, il ritorno alla radio, i romanzi, i talk show, fino all’ultima fase della sua carriera televisiva. Una traiettoria lunga e irregolare nel senso migliore del termine, perché non si è mai lasciata chiudere in una sola definizione.

Negli ultimi mesi aveva parlato pubblicamente della malattia. A settembre 2025 aveva raccontato di avere un tumore al pancreas e a gennaio 2026, in televisione, aveva spiegato che il tumore non era ancora operabile e che le cure sarebbero proseguite. Anche in quella fase, la sua cifra era rimasta quella di sempre: onestà, misura, assenza di compiacimento. La morte arrivata oggi chiude così una storia artistica molto ampia, ma lascia aperto il ricordo di una figura che è stata insieme popolare e colta, lieve e intensa.

Per Genova, il suo nome non resta soltanto quello di una celebrità nata in Liguria e diventata famosa altrove. Resta anche il nome di una ragazza passata dal Lagaccio, dentro la geografia severa delle caserme e dei trasferimenti di servizio, prima di diventare uno dei volti più riconoscibili della tv italiana. Ed è forse proprio questo a rendere il suo legame con la città così particolare: non un rapporto da cartolina, ma una presenza di gioventù, di famiglia e di memoria, riemersa oggi insieme alla notizia della sua scomparsa.

Foto di Elena Torre da Wikipedia


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